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Il progetto “Casa delle Donne Centro Interculturale Educativo”


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Parliamo del progetto “Casa delle Donne Centro Interculturale Educativo” attivato tra il 2010 e 2012, con lo scopo di dare assistenza completa (gravidanza, travaglio, parto e primo anno di vita del bambino) a 10 mamme e relativi bambini in 2 anni, lavorando sull’empowerment delle donne.

Tale progetto è stato evaso in un anno e mezzo con assistenza completa a 20 donne in gravidanza, in compartecipazione CSV (Centro Sociale del Volontariato), Centro Spazio Donna (che lavora contro la violenza sulle donne e i loro figli), La Luna Piena (che lavora per il parto naturale rispettato, anche in donne precesarizzate) e Centro Priscilla (Associazione di volontariato che lavora all’inclusione dei migranti).

 

Il progetto è scaturito dalla volontà di facilitare il VBAC (Vaginal Birth After Cesarean // parto naturale dopo cesareo) a partire dalle motivazioni che spingono la donna in questa ricerca, sostenendo e tutelando la sua personale scelta rafforzandola e rendendole disponibili le evidenze scientifiche internazionali sui rischi effettivi e la loro quantificazione reale (Cochrane Database, Enkin, Keirse,Chalmers) e rendendole inoltre evidente la fattibilità attraverso incontri con coppie che, avendo partorito bene dopo uno o due pregressi cesarei, possono aiutare la coppia in attesa a porre le proprie domande, esporre le proprie paure, trovare dentro di sé le risposte e costruire il proprio processo decisionale.

A questo proposito ritengo fondamentale ricordare l’esperienza di Simona e Giovanni di Sulmona che dopo un taglio cesareo hanno frequentato presso la “Luna Piena” il corso di sostegno alla nascita ed hanno cercato e trovato le loro risposte ed hanno scelto di partorire da soli a casa loro con assistenza ostetrica a distanza per il secondamento.

Ricordo inoltre, tenendo conto dei dati scientifici, che, pur essendo citato come causa più frequente di rottura d’utero, il taglio cesareo pregresso è responsabile di meno del 50% dei casi di rottura d’utero (infatti la sua incidenza percentuale varia dallo 0,09% allo 0,02% nei casi di incisione sul segmento uterino inferiore). Eventi come prolasso del funicolo, sofferenza fetale o emorragia incidono per il 2,7% cioè 30 volte in più rispetto alla rottura dell’utero precesarizzato.

Alla decodifica della esposizione razionale fino a qui trattata si aggiunge il sostegno emozionale e psicologico e sono da ritenersi preziosi in questo campo la continuità assistenziale 2:1, la conoscenza di chi la affiancherà durante il percorso, la scelta dell’ambiente da parte della donna come giustificato dalla legge n.36/2005 della Corte Europea dei Diritti Umani la quale recita testualmente che: “Le donne hanno il diritto umano di scegliere dove e come far nascere i loro figli” e le ostetriche di assistere in tutta la Comunità Europea anche la  presentazione di podice in urgenza.

A questo punto riflettiamo sulla domanda: “Quale tipo di assistenza?”

Di certo assistenza personalizzata dell’ostetrica, la quale si fida di “Madre Natura”, della donna e del nascituro, con cui ha stabilito un rapporto sinergico di fiducia reciproca durante la gravidanza sapendo, lei donna, di essere al centro della propria esperienza, in libertà di movimento ed espressione e sapendo di non poter delegare ma  di poter contare su una sorveglianza attenta  delle sue condizioni, delle contrazioni, del battito cardiaco fetale, il tutto mirato al mantenimento della buona salute di mamma e bambino in modo tale da potersi  immergere completamente nel percorso travaglio-parto facilitata dall’uso della vasca che, con il calore dell’acqua, rende più accettabile ogni contrazione, più profonda ogni pausa, facilita l’elasticità e la distensione dei tessuti, l’eliminazione dell’acido lattico prodotto dalle contrazioni uterine, favorisce l’abbandono, la regressione e l’attivazione del cervello arcaico che sa partorire.  L’assistenza personalizzata dell’ostetrica passa attraverso l’ascolto attento ai bisogni della donna, il rispetto della fisiologia, la sorveglianza intermittente ogni cinque minuti del BCF (battito cardiaco fetale) in fase dilatante e dopo ogni contrazione in fase espulsiva associati alla valutazione manuale dell’attività contrattile uterina così da poter rilevare tempestivamente deviazioni dalla fisiologia che possono leggersi come:

  1. Sofferenza fetale (50-75% dei casi) calo del BCF
  2. Dolore (50-80% dei casi)
  3. Sanguinamento (17-67% dei casi) con calo del BCF
  4. Recessioni delle parti presentate (25-50% dei casi)
  5. Shock (50% dei casi)
  6. Parti fetali palpabili (17% dei casi)
  7. Segni peritoneali (17% dei casi)

sapendo che in un travaglio di prova una decelerazione del BCF al di sotto di 90 battiti al minuto della durata di oltre 60 secondi va praticato il TC (taglio cesareo) entro 15 minuti.

Pertanto in una relazione empatica, vigilanza assidua, attenta, silenzio, penombra, rispetto dei tempi e ritmi naturali del travaglio, libertà di movimento e posizioni verticali produrranno condizioni ottimali per un buon VBAC.

E la cicatrice?

Molte donne riferiscono di quanto avesse interferito nella relazione di coppia: “Per un anno non ho voluto avvicinarmi al mio compagno: lui era venuto a dirmi <<sai ti fanno un cesareo>>, lui non era stato capace di sostenermi e proteggerci.”

Che fare?

Insegnare al compagno come massaggiare la cicatrice possa riavvicinare ed accorciare le distanze, contattando i tessuti adiacenti, facendoli scorrere delicatamente gli uni sugli altri  con micro massaggi circolari insistendo sulle zone di maggiore resistenza e spessore facendo rotolare i tessuti sottostanti in modo da scollarli e tutto questo fino a che la donna dimenticherà di avere una cicatrice (trattamento osteopatico della cicatrice: dopo rimossi i punti, utente supina gambe flesse, operatore in piedi alla sua sinistra, mano destra dell’operatore sotto il sacro, lo immobilizzo in tensione stendendolo verso i piedi come per allungarlo, medio rivolto verso la quinta vertebra lombare, mano sinistra dell’operatore con la parte ulnare a coprire la cicatrice, sto in ascolto del respiro cranio-sacrale; tale manipolazione lavora in profondità sulla cicatrice del cesareo).

Tale lavoro di coppia in cui la donna re-impara a fidarsi, affidarsi al compagno sarà integrato dal raccontare e raccontarsi il come l’avevo pensato, il come l’avrei voluto, il come l’avevo sognato, che cosa ho provato, quali paure, sensi di colpa “Non sono stata abbastanza brava, non sono stata capace, non sono stata ascoltata, sono stata espropriata della mia competenza, sono stata trattata come una bambina che non sa e non capisce cosa è meglio per lei e per il suo bambino” e darà spazio alla voce di lui “Io non potevo decidere, io non sapevo, non avevo gli strumenti per valutare, mi sono fidato che quanto il medico proponeva fosse il meglio per te e per il nostro bambino ma adesso capisco che tu sai cosa è meglio per te e per il bambino, sono al tuo fianco in questa scelta”.

Ed è così che lavorando la cicatrice si guarisce la coppia e si osa osare i propri sogni/bisogni difenderli dalla violenza che l’istituzione attua contro i corpi delle donne (Clinica Villa Fiorita 82% TC – Ospedale Sessa Auruna 99% TC) vere e proprie MGF (mutilazioni genitali femminili) dei paesi occidentali (praticati a fini culturali o estetici senza indicazione terapeutica) come definite dall’OMS.

E una volta guarita la ferita?

L’unità di coppia ritrovata, riconosciuto il proprio corpo competente, capace di guarire, la donna ha strumenti nuovi, nuova forza, rinnovata unità psicofisica da cui partire per costruirsi la sua buona nascita da protagonista capace di scelte.

Scegliere richiede motivazione, tempo, ricerca, strumenti, sostegno, accompagnamento è sinonimo di forza, sapere esperienziale, potere contrattuale, libertà.

Il potere delle donne fa paura alla nostra società che cerco di neutralizzarlo offrendo la medicalizzazione della nascita, chiedendole la delega: “affidati a me, ora ci penso io, non preoccuparti, stai tranquilla e hai visto che bel bambino abbiamo fatto?”

Quindi scelta come capacità di esulare dal gregge, essere la pecora nera, che informata in modo chiaro ed imparziale dei pro e dei contro di ogni procedura assistenziale della nascita medicalizzata o non sceglie percorsi alternativi affiancata dalla attenzione globale dell’ostetrica che la sostiene e si fa carico delle decisioni (da discutere con la coppia prima del parto) da prendere nel caso in cui il percorso nascita deviasse dalla fisiologia o in emergenza.

Ogni ostetrica sa bene di non essere Dio, di non poter garantire un risultato, ciò non dipende da noi; io posso garantire che sarò con te nel percorso con presenza vigile ed attenta a favorirlo, a controllare le condizioni di mamma e bambino, a sostenere il tuo compagno, a rilevare eventuali border-line fino alla fine del percorso che sia nascita a casa o in ospedale.

Strumenti dell’ostetrica: relazione empatica, ascolto attivo, riflessivo ed esplorativo, confronto nei gruppi, problem-solving, lavoro corporeo, verifica dei vissuti, percezioni, sostegno difensivo ambientale orientato alla salute, al mantenimento del benessere della triade, alla maturazione di schemi decisionali nuovi, sonic-aid.

Dal 2010 al 2012 il progetto Centro Interculturale Educativo/Associazione Spazio Donna Onlus  “Casa del Parto Luna Piena” ha concretamente realizzato in sedici mesi gli obiettivi generali attraverso l’assistenza personalizzata a venti donne che avevano aderito all’attività progettuale che  si è sviluppata attraverso: corsi di sostegno alla nascita in gravidanza, corsi di acquaticità in gravidanza, corsi di danza del ventre a terra ed in acqua per donne in gravidanza ed operatori, corsi di cucina macrobiotica, incontri di coppie in attesa con coppie di neogenitori, incontri con la naturopata, assistenza completa in gravidanza travaglio e parto in acqua, sostegno all’allattamento incontri dopo parto, nascita lotus, competenze E.C. (elimination communication) del neonato per limitare inquinamento ambientale da pannolini usa e getta, diffusione della pratica bimbo in fascia, consulenze psicologiche a richiesta, corsi di acquaticità mamma papà e neonato, laboratorio di scelta terapeutica, messa in discussione dell’uso dei vaccini; tutoraggio ed affiancamento di sette giovani ostetriche all’assistenza al parto naturale. Si precisa che per la tranquillità operativa degli operatori tale Casa del Parto è strategicamente ubicata a 8 minuti di distanza dall’Ospedale più vicino, il protocollo guida seguito è il Klostermann.

Cartella clinica, anamnesi approfondita, esame obiettivo, TFE (test di flessione dall’estensione), TFS (test di flessione da seduto), postura in A-P-L, in posizione eretta, seduta, supina, prona per valutazione fisica globale. La gravidanza dell’80% dei casi è fisiologica, evento di buona salute, percorso biosociale da figlia a madre in cui il corpo esprime al meglio le sue potenzialità e necessita di sana attività fisica, valorizzazione delle sue competenze, conoscenza dei processi di cambiamento, rallentamento dei ritmi, stretching ed acquaticità che lavorando al miglioramento della mobilità “movimento=vita e vita=movimento” lavorano al mantenimento di una buona omeostasi.

Nell’ambito di questo progetto mi sono avvalsa della pressa pelvica, manovra osteopatica preziosa per favorire l’apertura a livello dello stretto medio del bacino invitando nel contempo la donna all’utilizzo della bottiglia vuota soffiandoci dentro per la durata della contrazione al fine di rilassare il pavimento pelvico ed il muscolo elevatore dell’ano.

Postura: utente in piedi, gambe stabili, ginocchia leggermente flesse verso l’interno aggrappata al collo del compagno che sostenendola le permette l’abbandono della parte inferiore del corpo in apertura alla forza di gravità; operatore alle spalle dell’utente prende tra le mani le creste iliache e durante la contrazione le preme in avanti ed in obliquo come a voler incrociare le mani sul davanti il tutto per due–tre contrazioni con utente in espirazione forzata nella bottiglia. Tale manovra ha facilitato un buon VBAC.

In sintesi il progetto ha esitato:

  1. 100% di parti spontanei in precesarizzate di cui una donna precesarizzata due volte e due donne precesarizzate una volta.
  2. 1 parto spontaneo a domicilio in autogestione della coppia con assistenza ostetrica telefonica al secondamento (Paola).
  3. 1 taglio cesareo per prolasso del funicolo a 5 cm di dilatazione in primi gravida (Amina).
  4. 2 parti spontanei in acqua a domicilio (Annalisa e Tina).
  5. 14 parti spontanei in acqua presso la casa del parto “La Luna Piena”.
  6. Nessuna rottura di utero.
  7. Nessuna episiotomia.
  8. Nessuna lacerazione.
  9. Nessuna depressione post-partum.

e ha seminato buone prassi per il futuro, infatti due mamme stanno preparando i test per l’ammissione ad ostetricia, due mamme hanno espresso l’intenzione di essere doula, una coppia si sta formando alla scuola steineriana, una coppia sta lavorando al cohousing, all’agricoltura sinergica e biologica per scambio eco ed equo; una mamma pugliese, dopo il VBAC, ha costituito un’associazione “Cerchio Rosa” a sostegno del parto a domicilio, del rimborso dello stesso, è già attiva sul territorio a sostegno dell’allattamento materno, a sostegno di mamme precesarizzate alla ricerca del VBAC, a sostegno di scelte consapevoli nella vita quotidiana per una migliore tutela dell’ambiente, attraverso incontri e dibattiti pubblici in scuole, ospedali e piazze in rete con altre associazioni il “Cerchio Rosa” ha presentato al Comune un progetto che prevede:

  1. Farmacie amiche dei neonati a sostegno dell’allattamento materno e che si impegnano a non trattare la vendita di sostituti del latte materno, né biberon, né ciucci.
  2. Mondo ecologico con proposta al Comune di rendere disponibili gratuitamente per ogni nuovo nato la fascia porta bebè e pannolini lavabili riducendo così notevolmente l’inquinamento ambientale;
  3. Baby bazar finalizzato ad attivare scambio di abbigliamento baby usato venendo incontro alle esigenze di crescita dei bambini con costi economici contenuti e sostenibili.

Questa ricaduta a pioggia di energie maschili e femminili testimonia quanto le donne/coppie abbiano bisogno dell’esperienza del parto naturale come percorso di crescita personale e valoriale e di quanto per me ostetrica siano preziose alleate le manovre osteopatiche e la polarity che attraverso la circolarietà delle energie fanno sì che la vita scorra.

 

Vanda Natalina Covre

12/11/13